Champoluc

L’organisation du village

Étant donné les conditions climatiques et environnementales, particulièrement hostiles surtout durant l’hiver, chaque village constituait un univers autonome et autosuffisant, doté des moyens nécessaires à la survie de la communauté.

Les Goïls. Rose Alliod, François Commod, Mariette dè Medé et Jean près de l’alpage de la famille Commod (photo tirée de M. Domaine (dir.), Sguardi nel passato, Memorie di Ayas attraverso le fotografie di Jean Cugnod, Testolin editore, Sarre, 2021)

L’organizzazione del villaggio

Date le condizioni climatiche e ambientali, particolarmente ostili soprattutto durante l’inverno, ogni singolo villaggio era un universo autonomo e autosufficiente, dotato di strumenti necessari alla sopravvivenza della comunità. Fino ai primi decenni del Novecento e comunque prima dell’arrivo del turismo di massa la sua economia era basata sui poveri prodotti della terra, sull’allevamento, sull’attività estrattiva (rari metalli, pietra ollare) e sull’artigianato locale (fabbricazione e commercio dei sabot).

I centri abitati, situati di solito dove il pendio è meno ripido e attraversati da stradine fiancheggiate da case e rascard, erano collegati tra loro da un fitto reticolo di sentieri e mulattiere che percorreva tutto il territorio.

Piccole piazze, pubbliche o private, erano luoghi di incontro. Forni, mulini, latterie, scuole erano gli edifici collettivi, al servizio della comunità. L’approvvigionamento d’acqua era assicurato dalle fontane che fungevano anche da abbeveratoio e da lavatoio, alimentate da condutture in canalini di legno.

Spesso il forno era costruito un po’ in disparte rispetto alle case, così come le cappelle e gli oratori, eretti in posizione strategica a invocare la protezione dal potenziale pericolo di frane, valanghe, alluvioni. I mulini erano invece vicino ai corsi d’acqua.

Un tempo gran parte del territorio di Ayas era lavorato e nei campi si coltivavano segale, grano, orzo, patate e ortaggi. Gli uomini, abili muratori, avevano bonificato e consolidato i fianchi pietrosi delle montagne ricavando veri e propri campi da semina, organizzati su vari livelli spesso sorretti da muretti. I terrazzamenti, ben distinguibili ancora oggi, costituiscono un importante patrimonio storico-culturale, testimoni delle difficoltà e delle fatiche che gli abitanti dovevano sobbarcarsi per vivere in alta montagna. Altra attività predominante era l’allevamento del bestiame (ovini e bovini).

L’isolamento della comunità era interrotto solo dalla partenza e dal ritorno degli emigranti stagionali, mentre la vita era scandita dal susseguirsi delle stagioni che guidavano il ritmo delle attività agricole e pastorali, regolate a loro volta dalle fasi lunari. La primavera e l’estate corrispondevano alla ripresa dei lavori nei campi, alla manutenzione dei sentieri e dei manufatti di uso comune. Si provvedeva alle scorte alimentari per l’inverno, sia per gli uomini sia per gli animali, e molte famiglie si trasferivano negli alpeggi lasciando i villaggi quasi deserti. L’autunno e l’inverno facevano invece riunire le comunità, le famiglie passavano le serate nel calore delle stalle e si occupavano di attività fondamentali come la preparazione del pane.

Le site « Un tempo in Ayas » comporte une section entière consacrée aux saisons. De plus, pour approfondir vos connaissances du franc-provençal valdôtain et consulter des dictionnaires, des bibliographies et l’Atlas des patois valdôtains, vous pouvez visiter le site « Patois en Vallée d’Aoste ».

Bibliographie

M.G.Casagrande, Forni da pane. panificazione, memoria e tradizione a Champorcher in Valle d’Aosta, “Quaderni di cultura alpina”, Priuli & Verlucca editori, Aosta, 1997AA.VV., La terra degli Challant. Genti e Paesi della Comunità Montana dell’Evançon, a cura di S.Favre e D.Vicquéry, Comunità Montana Evançon, Musumeci Editore, Aosta, 1998S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020