Il rascard sei-settecentesco
Il passaggio tra Medioevo ed Età Moderna segna ad Ayas l’introduzione di alcune significative novità nelle costruzioni in legno. Le nuove costruzioni utilizzano di norma elementi più raffinati rispetto ai secoli precedenti: tronchi squadrati con l’ascia, anziché semplicemente scortecciati. Le dimensioni di pianta aumentano, circa 7-9 metri per il lato più corto e 8-10 per quello maggiore.Rimane l’éra di trebbiatura posta al centro del rascard, mentre il numero dei tchambèrai (depositi) passa da uno a due per ogni lato, separati da un setto al di sotto della trave di colmo. Il raddoppio dei tchambèrai introduce una significativa modifica alla costruzione: abbandonato il sistema ‘a spina,’ i tronchi del timpano sono mantenuti verticali dall’incastro con la parete che divide i due depositi. A valle le tchambrette per il deposito delle granaglie rimangono due, ma in alcuni edifici granai si trovano sui fianchi o a lato dell’ingresso.
Muta anche tecnica di costruzione degli orizzontamenti e degli appoggi: le tavole del solaio dei depositi non sporgono più in facciata, ma, assottigliate all’estremità, sono alloggiate in scanalature nelle travi di base. I pilastrini che alzano la struttura sono coronati da una lastra di pietra di forma circolare, che conferisce loro la tipica forma a fungo.
da D.Marco, Modelli architettonici e pratiche costruttive tra XV e XIX secolo, in C.Remacle, D.Marco e G.Thumiger, Ayas, uomini e architettura, Livres et Musique, Ayas, 2000, testo fondamentale in tutte le sue parti per chi desideri approfondire gli aspetti tecnici relativi all’architettura di Ayas
Esempio della struttura di un rascard del XVII secolo. Lignod, rascard, 1647
A cosa servivano tchambèrai e tchambrette?
La struttura del rascard nasce da esigenze precise. Dopo la mietitura, verso la metà di agosto, venivano riposti nei tchambèrai i fasci di segale, orzo e frumento per l’essicazione. A settembre, dopo la trebbiatura, che avveniva nell’éra all’interno del rascard, la paglia e il poco fieno del secondo taglio.Appesi su lunghe pertiche a loro volta sospese alle travi del tetto, trovavano posto fasci di fave e di erbe aromatiche, mentre al di sopra della dell’èra, su di un impalcato, venivano riposti gli attrezzi agricoli e altri oggetti ingombranti.Nelle tchambrette si custodiva il pane, riposto su rastrelliere (rahtèllé) appese al soffitto, che, cotto a novembre, doveva bastare per un intero anno. In madie in legno, le artché, era conservata la riserva di grano trebbiato per la prossima semina. Salumi e carne seccata erano appesi a pertiche.
Potete vedere come avveniva la trebbiatura all’interno del rascard in Un tempo in Ayas https://untempo-inayas.it/il-pane/
Potete vedere come si svolgeva la vita in Ayas in Un tempo in Ayas https://untempo-inayas.it/la-vita/
I modi di abitare e le condizioni di vita mutarono nel corso del tempo ed è difficile oggi ricomporre un quadro esauriente delle epoche passate; la situazione dei primi decenni del ‘900, viva nella memoria delle persone più anziane, rappresenta tuttavia un interessante spaccato in un momento storico anteriore all’esodo rurale e può fornire spunti per analizzare la situazione nei secoli precedenti.La vita della famiglia ruotava attorno a tre locali: la majén, cucina e luogo di lavorazione del latte, il péyo, camera riscaldata di soggiorno e il gabenet, la parte della stalla arredata e riservata alle persone.
La coabitazione invernale tra uomini e animali è una consuetudine comune a molte zone, sia alpine che di pianura, ed era diffusa presso molte famiglie ad Ayas ancora all’inizio del ’900. Nella stalla, lungo la parete contro terra, si trovavano le poste per le mucche; a lato, un recinto era riservata ai vitelli. Durante i mesi invernali il gabenet offriva calore e riparo alla famiglia. I muri sono rivestiti da tavole e lo spazio era delimitato da una bassa parete in legno; l’arredamento è essenziale: un tavolo, spesso con una gamba sola, fissato alla parete e richiudibile, una panca, la stufa in ghisa; sulla ichtadjére, appesa alla parete, si riponevano le poche stoviglie; le persone si riunivano nella stalla per consumare i pasti e per trascorrere le ore serali e non è raro che l’inverno qualcuno passasse l’intera notte nel locale.Quando il freddo non era il pungente il péyo era la stanza di abitazione; ad Ayas il locale compare già alla fine del Medioevo, in alcune grandi case in muratura. Riscaldato dalla stufa a legna o da una lastra in pietra che trasmette il calore del camino dell’adiacente cucina, il locale era in parte adibito a soggiorno e stanza da pranzo e arredato con tavolo, panca e qualche sgabello a tre piedi con spalliera; è qui che si svolgevano gli incontri con le altre persone o che ci si riuniva per le veglie; divisa da una tenda, una parte più privata ospitava i letti per la famiglia. L’utilizzo del péyo variò a seconda dello stato sociale: mentre le famiglie più agiate vivevano nel locale anche durante il periodo invernale, per altri la fonte di calore principale rimaneva quella degli animali della stalla.Fredda e inospitale era la majón, il locale in cui si lavorava ogni giorno il latte e si preparavano i pasti; in un angolo della stanza la grande cappa sovrasta il focolare, mentre sotto una finestra è spesso posto un acquaio. Le pareti erano annerite dalla caligine e la porta era spesso aperta per far uscire il fumo. Di solito nella majón si consumavano i pasti: le dimensioni del locale sono ridotte e raramente vi trovavano posto tavoli e panche.
da D.Marco, Modelli architettonici e pratiche costruttive tra XV e XIX secolo, in C.Remacle, D.Marco e G.Thumiger, Ayas, uomini e architettura, Livres et Musique, Ayas, 2000, pp.111-113