1.821 metri
Mascognaz Mahcogna
Les Fusines Li Fejeune – 1.700 m
Blanchard Biantchart – 1.724 m
Rovinal Rovénal – 1.709 m
Praz-Sec Pra-Sec – 1.700 m
Les Péyoz Li Péyo – 1.725 m
Les Droles Li Drole – 1.757 m
Bernosin Bernozìn – 1.750 m
Un monumentale cirmolo (pino cembro, aroula in patois), l’albero simbolo molto amato dai sabotier anche dal punto di vista estetico grazie ai suoi nodi particolarmente decorativi, svetta all’ingresso del villaggio di Mascognaz (Mahcogna in patois).
Questo piccolo ma importante insediamento adagiato all’imbocco dell’omonimo vallone tributario della valle principale, dove la luce elettrica è arrivata solo nel 1962, è sempre rimasto tra gli alti luoghi abitati in maniera permanente.
Fu dal Medioevo luogo di insediamento di popolazioni walser (provenienti dal Vallese), che hanno lasciato traccia nei toponimi quali li vaile, dal tedesco Wald (bosco).
Citato come alpeggio nel 1323 nel testamento di Ebalo di Challant, risulta abitato fin dal 1404 per poi svilupparsi nei secoli successivi con i suoi grandi rascard dagli ampi tetti a spiovente e le solide case in pietra raggruppati intorno ai brevi vicoletti. Fino alla prima metà del XX secolo il villaggio, che possedeva due mulini, un forno per il pane, una scuola, già attiva nel 1844, e una cappella dedicata al vescovo di Aosta San Grato, era autosufficiente e basato su un’economia di sussistenza agropastorale.
In questa oasi di pace e di meditazione, particolarmente amata dall’élite culturale dell’epoca, soprattutto piemontese, gruppi di artisti e intellettuali tornavano più volte a trascorrere l’estate, come il poeta Francesco Pastonchi (1874-1953), il pittore Bertino Falchetti (1878-1951) e il ‘filosofo’ Arrigo Frusta (1875-1965), ricordati da un’iscrizione ancora presente sulla facciata di una casa in pietra della prima metà del XVII secolo.
Il progressivo abbandono avvenuto tra il primo e il secondo dopoguerra in cerca di migliori opportunità e servizi e il disinteresse dell’espansione speculativa turistica a causa della perifericità del luogo hanno ‘congelato’ il villaggio nello stato in cui era, facendo di Mascognaz, abitato per secoli sempre dagli stessi nuclei familiari, un raro esempio di cultura socio-economica invariata fin dalla sua fondazione e una testimonianza storica molto importante.
Questa peculiarità ha destato l’interesse del mondo scientifico e Mascognaz fu oggetto nel 1965 di primi studi conoscitivi di ambito universitario che hanno portato successivamente a un sapiente recupero delle antiche strutture.
Mappa di Mascognaz
Casa Fosson
La composizione con Sacra Famiglia, affrescata da Franz Curta nel 1878, è inserita in una cornice dipinta con il lato superiore a semicerchio. La Madonna, vestita di porpora e ammantata di azzurro, reclina il capo verso il Bambino, adagiato sulle sue ginocchia, vestito di bianco e con le braccia aperte in atto benedicente. San Giuseppe, vestito e ammantato di bruno, tiene con la destra uno stelo di giglio e rivolge lo sguardo verso il Bambino.

Casa Favre
Sulla facciata di Casa Favre è presente un’iscrizione riferita a tre artisti che amavano soggiornare d’estate in Ayas, come faceva l’élite culturale dell’epoca: il poeta Francesco Pastonchi (1874-1953), il pittore Alberto Falchetti (1878-1951) e il ‘filosofo’ giornalista Arrigo Frusta (1875-1965) MCMI PER PIÙ LUNE TRE ARTISTI UN POETA, UN PITTORE, UN FILOSOFO IN FRATERNA COMUNANZA DI VITA PACE DOMANDARONO ED EBBERO DAL CIELO E DAGLI UOMINI QUI

Cappella di San Grato
Sulla trave di colmo è incisa la data 1769 con il trigramma IHS (Gesù), anche se l’anno di fondazione non è noto. Come tante altre cappelle della valle, intorno alla metà del XIX secolo è stata oggetto di interventi di restauro per volere del parroco di Ayas François Victor Amé Dandrès (1791-1866). Un’autorevole fonte storica segnala che, fin dal 1844, provvedeva con 15 lire all’anno a pagare l’insegnante del villaggio e che il 26 febbraio 1866 il vescovo Jans autorizzò il prelievo di 600 lire dai beni della cappella stessa per formare un capitale a favore della scuola. Gli affreschi in facciata sono opera del pittore valdostano Franz Curta (1827-1881): al centro, in un tondo, è la Vergine coronata di fiori sulla quale discende lo Spirito Santo sotto forma di colomba mistica; sul lato sinistro, San Giuseppe, vestito di bruno, con il giglio nella mano destra e, davanti a lui, il Bambino che mostra il Sacro Cuore ai fedeli; sul lato destro, San Grato, vescovo e patrono di Aosta, protettore dei raccolti dalle tempeste, vissuto nel V secolo, regge con la destra la testa del Battista in un piatto e con la sinistra il bastone vescovile.

Mascognaz, luogo di transito e di collegamento
I numerosi colli lungo i crinali della Val d’Ayas, della Valle del Lys, della Valsesia e delle valli biellesi occidentali costituivano i cardini di un articolato sistema per la circolazione infra-alpina di beni e di persone complementare alla grande circolazione trans-alpina. Nel vallone di Mascognaz, a ridosso dello spartiacque con la contigua Valle del Lys, colli e valichi naturali tra le alte formazioni montuose hanno da sempre favorito il collegamento con il villaggio di Gressoney-Saint-Jean. Alla testata del vallone stesso sono transitabili il Passo di Mascognaz (2.859 m) e il Colle di Valfredda o di Valeille (2.805 m). Risalendo invece il versante settentrionale è il Colle Pinter (2.777 m), più agevole e più frequentato, mentre, puntando a sud, è il Colle Palasinaz, che consente la discesa nella zona degli omonimi laghi. Da qui si raggiunge la Valle del Lys attraverso il Colle Valnera (2.676 m), la Bocchetta di Eclou (2.526 m) e lo storico Colle Ranzola (2.170 m), punto centrale di transito lungo l’asse costituito dal Col de Joux a occidente verso la valle centrale aostana e dal Colle Valdobbia a oriente verso la Valsesia.






