Ayas

La viabilità della Valle

Le vie di comunicazione interne
Una fitta rete di sentieri, viottoli, mulattiere metteva in comunicazione tra loro i vari villaggi della Val d’Ayas e permetteva di raggiungere gli alpeggi, i prati, i campi, i boschi. Molti di essi sono scomparsi o utilizzabili solo a tratti, ma diversi sono ancora praticabili.
La tradizione ricorda almeno una cinquantina di tchumìn (sentiero, strada), come lo Tchumìn da Loùedja (il sentiero della slitta), utilizzato per trasportare a valle sulle slitte il carbone prodotto dalle carbonaie che si trovavano molto più in alto, e lo Tchumìn di Contrèbandié (il sentiero dei contrabbandieri), di cui si servivano i contrabbandieri per recarsi in Svizzera e che permetteva un colpo d’occhio sulla valle senza essere visti. Lo Tchumìn dè Tavòla (il sentiero di Tavòla) era un tempo una delle più importanti vie di comunicazione tra Antagnod e i villaggi della Piana (Pilaz, Corbet, Le Cornu, Meytères, Le Trochey, Périasc), oggi ancora molto frequentato e risistemato. Era nel contempo il ‘sentiero dei morti’, passaggio obbligato per i cortei funerari provenienti da molte frazioni del Comune prima del 1946, quando Ayas comprendeva la sola chiesa parrocchiale di Antagnod. Ancora molto battuta è la Tcharéra da Croûch di Goi (il sentiero della Croce dei Goi), che sale al santuario di Barmasc e lungo la quale si trovano un’edicola e una croce di missione.
Considerata la ricchezza di corsi d’acqua da attraversare, la viabilità interna era anche favorita dalla presenza di numerosi ponti.
Il transito intervallivo avveniva attraverso una serie di colli secondo una fitta rete di comunicazione trasversale, che fa oggi parte di percorsi turistico escursionistici che mettono in comunicazione la Val d’Ayas con la Valtournenche e da lì con la Svizzera. Tra i principali passi vi sono il Colle Portolaz, il Colle di Nanaz, il Colle delle Cime Bianche, il Colle della Bettaforcaz, il Colle del Pinter.

Le vie verso la valle centrale
Gli abitanti di Ayas, per spostarsi verso la valle centrale, potevano seguire due percorsi a seconda della destinazione. La mulattiera che si snodava lungo la valle dell’Evançon portava a Verrès, mentre quella che attraversava il Col de Joux (a 1.640 metri di altitudine) scendeva fino a Saint-Vincent. Gli spostamenti verso il piano erano necessari agli Ayassini che possedevano beni in quei territori, come vigneti e campi coltivati dove svolgere attività agricole stagionali, o che facevano svernare le api in località dal clima più mite o per portare sui mercati e alle fiere prodotti e beni da scambiare o da vendere come i sabot. La discesa verso Aosta era altresì necessaria per raggiungere i valichi del Piccolo e del Gran San Bernardo per emigrare in Francia e in Svizzera in cerca di lavoro. Le stesse vie, ancora all’inizio del Novecento, erano percorse durante il periodo della fienagione dalla manodopera maschile e femminile che dalla pianura saliva per il taglio e la raccolta del fieno.
La comunicazione tra Ayas e la pianura ebbe una svolta decisiva con la costruzione della strada carrozzabile (lo gran tchumìn, lo stradone) che saliva da Verrès e che, con l’arrivo della ferrovia Ivrea-Aosta nel 1886, agevolava i traffici con il Piemonte e di conseguenza il grande commercio dei sabot.
La strada carrozzabile, lungamente attesa, ebbe una gestazione lunga e travagliata. La sua costruzione, deliberata nel 1864 dopo che una legge del Regno d’Italia aveva obbligato i Comuni a collegarsi con strade rotabili ai capoluoghi di mandamento, iniziò soltanto nel 1887. Per le difficoltà nei finanziamenti e per le liti tra i Comuni interessati, furono tracciati solo alcuni tratti, senza risolvere il problema dei punti di grande pendenza. Solo dopo l’inaugurazione della ferrovia Ivrea-Aosta (22 giugno 1886), i quattro Comuni della valle si costituirono in consorzio, e fecero ripartire i lavori.
La carrozzabile raggiunse Champoluc nel 1894 e Saint-Jacques-des-Allemands nel 1897 mentre il tratto Corbet – Antagnod venne ultimato nel 1924. A metà degli anni novanta dell’Ottocento Ayas uscì così dal suo isolamento: dalla stazione ferroviaria di Verrès una carrozza pubblica raggiungeva Brusson in quattro ore e Champoluc in altre due.

Carta topografica degli Stati in Terraferma di S.M. il Re di Sardegna, 1852-1860, foglio XXIII
Cartolina edita dall’Hotel Moderno di Champoluc, 1930 cartolina dal web

Bibliografia

AA.VV., La terra degli Challant. Genti e Paesi della Comunità Montana dell’Evançon, a cura di S.Favre e D.Vicquéry, Comunità Montana Evançon, Musumeci Editore, Aosta, 1998

S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020