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1.723 metri

Bisous Bedzoù

Les Fusines Li Fejeune – 1.700 m
Blanchard Biantchart – 1.724 m
Rovinal Rovénal – 1.709 m
Praz-Sec Pra-Sec – 1.700 m
Les Péyoz Li Péyo – 1.725 m
Les Droles Li Drole – 1.757 m
Bernosin Bernozìn – 1.750 m

Il villaggio di Bisous (Bedzoù in patois) è posto sul versante occidentale della valle, quello più soleggiato, dove un tempo, nei pressi dell’attuale Piazza Fournier, passava la ‘via dei mercanti’, una delle vie commerciali su cui dal Medioevo transitarono per secoli i mercanti, a piedi e a dorso di mulo, dalla Pianura Padana alla Svizzera, agevolati dal clima di allora relativamente mite e dai pochi pedaggi ai quali erano soggette le merci rispetto al passaggio per altri valichi e altri percorsi (quali il Colle del Gran San Bernardo e la Via delle Gallie).

Dalle fonti documentarie è noto che nel 1341 i signori di Challant, Giovanni, Pietro, Bonifacio e Giacometto, concessero agli abitanti di Bisous la zona dell’Alpe Vachochy (Vascochaz), costituita da un vasto pascolo che dal Ru Cortot si estende fino alla sommità dei monti. Sul promontorio di Vascochaz spicca la cappella, realizzata dai sacerdoti Sarteur (zio e nipote) verso il 1850, che originariamente era dedicata a Notre-Dame des Anges ed era privata. Dopo l’acquisto da parte del Comune nel 2002, nel 2006 dell’alpeggio di Vascochaz e a seguito dei lavori di restauro, la cappella è ora dedicata a Notre-Dame des Montagnards ed è accessibile al pubblico.

Il parroco di Ayas, François Victor Amé Dandrès, operante in tutta la valle e sempre molto presente alle necessità dei villaggi, fece ristrutturare la vecchia Cappella della Madonna delle Nevi e nel 1835 aprì una scuola mista.

I rascard più antichi si trovano nel centro di Bisous (zona dei Sarteur), spesso affiancati da casette in pietra appoggiate l’una all’altra.

Mappa di Bisous

Rascard

Questo rascard, risalente al 1721 come testimonia la trave di colmo incisa con il trigramma IHS e le iniziali del committente Jean-Baptiste Burgay, rappresenta un esempio emblematico dell’architettura rurale valdostana dei secoli XVII e XVIII. La struttura, oggi sede dell’Albergo Frantze, integra funzioni agricole e abitative in un equilibrio raffinato: la parte superiore in larice, distintiva e sospesa, è concepita per garantire una perfetta ventilazione del raccolto, protetta dall’intrusione dei roditori grazie a diciotto piccoli pilastrini a fungo. Un unicum è dato dalla presenza di due livelli di aie di trebbiatura sovrapposte, circondate da quattro depositi quadrati, i tchambèrai, e da balconi per gran parte chiusi da tavole, conferendo all’insieme una complessità funzionale rara. Il corpo inferiore, solido in pietra, ospita stalle e cantine al piano terra, mentre al piano superiore si trovano gli ambienti abitativi, tra cui due cucine e camere riscaldate per soggiorno e riposo. La costruzione, adattata per due famiglie nel 1801, riflette l’importanza del legno nell’edilizia locale, con oltre duecento alberi di larice necessari per la sua realizzazione, a testimonianza della ricchezza forestale di Ayas. Poco distante si osserva il forno del 1782, con apertura triangolare e copertura in lose, elemento che completa il quadro di una tradizione rurale profondamente legata al territorio e alle sue risorse.

Cappella della Madonna delle Nevi

La Cappella della Madonna delle Nevi rappresenta un prezioso esempio di architettura religiosa legata alla devozione popolare in Valle d’Aosta. Originariamente eretta nel 1630, venne profondamente rinnovata nel 1830 per volontà del parroco François Victor Amé Dandrès, che riconobbe l’importanza di preservarne la memoria spirituale e artistica. La facciata, dipinta nella metà del XIX secolo, è impreziosita da tre figure emblematiche: la Vergine Maria, alla quale la cappella è dedicata come protettrice, affiancata da San Martino di Tours, noto per la sua carità, e da San Giovanni Battista, figura chiave nel cristianesimo. All’interno, la cappella custodisce opere di rilievo risalenti al XVII secolo, come la statua lignea di Sant’Antonio, che testimonia la devozione popolare verso questo santo taumaturgo, e una toccante Pietà, simbolo della compassione e del dolore materno. L’altare, aggiunto nel 1848, completa l’insieme sacro, con una struttura che riflette lo stile e le sensibilità dell’epoca post-rivoluzionaria, quando il recupero delle tradizioni religiose si intrecciava con la volontà di riaffermare l’identità locale. La cappella, dunque, non è solo un luogo di culto, ma un vero scrigno di arte e fede che racconta secoli di storia e spiritualità valdostana.