Il pianoro aperto e soleggiato di Barmasc (Barmâhc in patois), ricco di prati e di boschi ai piedi del Monte Zerbion e del Colle Portolaz, si trovava un tempo su un asse di comunicazione di primaria importanza tra le valli svizzere, il Biellese e la Valsesia, sfruttato fin dalla preistoria quando il clima era più favorevole.
Il toponimo Barmasc, composto dalla radice barma, che deriva dalla voce celtica balma (grotta) e dal suffisso ligure preceltico –asco (frequente nei nomi di località vicine a corsi d’acqua), fa riferimento alle caratteristiche del luogo stesso, con una sorgente e grandi massi erratici con sottostanti ripari naturali. Il luogo fu frequentato da tempi assai remoti e probabile segnavia di un antico itinerario in alta quota è l’enigmatico masso coppellato (con incavi emisferici incisi) in una radura verso il Colle Portolaz.
Il corso del medioevale Ru Cortot, canale artificiale che riforniva d’acqua la collina di Saint Vincent, segna il paesaggio, affiancato da un sentiero percorribile da tutti.
In questa zona alcuni gruppi di case, un tempo destinate ad alpeggio, si stanno trasformando in abitati permanenti ora raggiunti da strade asfaltate e dotati dei servizi essenziali (Pieit, Les Goïls).
Anche a Barmasc, che non è documentato storicamente come villaggio, le case sono isolate le une dalle altre. Alcune risalgono alla fine del secolo scorso, mentre quelle più antiche recano incisa la possibile data di costruzione (‘millesimi’) sulle incorniciature delle finestre protette da inferriate (1780, 1840, 1853).
Una sorgente naturale che ha dato vita a un antico culto delle acque, il santuario venerato della Madonna del Buon Soccorso, il ricordo di imponenti processioni e la visita il 15 luglio 1990 di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, alla cui memoria è dedicata una grande croce in legno, fanno di Barmasc anche un vero e proprio luogo dello spirito.
Mappa di Barmasc
Santuario della Madonna del Buon Soccorso
Il Santuario, le cui origini affondano in un fatto leggendario, risale nelle sue attuali forme al 1744, ma fu costruito su una preesistente cappella, forse del XV secolo, già dedicata a Santa Maria Maddalena, la santa sovrapposta a più antiche figure di culto precristiano legate alla madre terra e all’acqua. Nel 1839 fu restaurato dal parroco di Ayas, François Victor Amé Dandrès, grazie al quale, poiché la devozione si rivolgeva ormai da tempo alla Vergine, ottenne da Roma il titolo ufficiale di Santuario, dedicato a Notre Dame du Bon Secours. Altre opere di restauro furono svolte nel 1944, con pitture interne ed esterne di Mazzini e De Lorenzi, e nel 1950. Alla base dell’edificio sgorga una sorgente d’acqua che, secondo i fedeli, avrebbe virtù curative e miracolose e che, in tempi passati, è stata provvidenziale per irrigare i prati a valle e per azionare mulini e frantoi. Questo luogo, in continuità con un preesistente culto pagano delle acque, ben radicato in terra celtica e ripetuto per secoli anche nelle sorgenti di Francia, era meta di importanti processioni. I pellegrini vi salivano non solo dalla Val d’Ayas ma anche dal versante di Saint-Vincent e della bassa Valtournenche, attraverso il Colle Portolaz, per lodare le virtù della sorgente perenne, per chiedere il tempo propizio per la campagna e un buon raccolto, per invocare la pioggia o farla cessare. Qui praticavano anche il rito dell’immersione della Croce, immergendo per tre volte la Croce processionale nell’acqua della sorgente, rituale che richiama il battesimo e i tre giorni in cui Cristo è rimasto nel sepolcro prima della resurrezione. Da Antagnod si usava probabilmente la croce del 1714, conservata tuttora nella parrocchia di San Martino. Il bastone, intagliato con scene della Passione e una Pietà, ha tacche alla distanza di cm 4,4 circa, corrispondente all’antica misura lineare ayassina detta ontsa (la seconda falange del dito medio di un uomo). Di essa si immergeva solo la parte proporzionale alla reale necessità di pioggia. Oggi Barmasc è meta di una processione che parte dalla chiesa parrocchiale di Antagnod, il giorno della ‘festa di Barmasc’, alla fine di giugno, seguita dalla Santa Messa e dai vespri pomeridiani.
All’interno, l’altare con baldacchino risale al 1938-39. Su di esso campeggia una tela con la Madonna con Bambino e ai lati San Grato e San Giocondo, i due Santi valdostani invocati per ottenere la pioggia e proteggere dalle intemperie, che subentrano alla Maddalena, non più titolare dell’edificio e alla quale era dedicato l’altare precedente. La devozione popolare si è particolarmente rivolta all’immagine della Beata Vergine: un mezzo busto in cartone e gesso di una Madonna incoronata che allatta il Bambino, con i lunghi capelli rossi sciolti sulle spalle (come la Maddalena), secondo una tipologia tedesca del XVI secolo. Della stessa epoca sono anche gli sportelli in legno dipinto decorati da figure di Santi: all’interno, San Lorenzo con la graticola e San Martino che divide il mantello; all’esterno, Sant’Anna che sorregge la Madonna fanciulla e il Bambino Gesù e Santa Caterina con i simboli del suo martirio, la spada e la ruota spezzata.
L’origine del Santuario di Barmasc affonda le sue radici in un fatto leggendario che propone un motivo ricorrente. Narra la leggenda che un mendicante, di passaggio a Barmasc per raggiungere il Colle Portolaz, si fermò per dissetarsi alla sorgente che sgorga in quel luogo. Egli portava con sé un quadro della Vergine con il Bambino che aveva posato su un masso: all’atto di ripartire, non riuscì più a staccare il quadro dalla roccia, malgrado gli sforzi e i numerosi tentativi. Il mendicante scese quindi ad Antagnod a raccontare l’accaduto al parroco il quale portò il quadro nella chiesa parrocchiale: all’indomani però il quadro era scomparso e fu ritrovato sullo stesso masso a Barmasc. Lo stesso epilogo ebbe il tentativo di portare il quadro nella Cappella di Lignod: esso tornò lassù, al suo posto. Il messaggio della Vergine era chiaro e in quel luogo, proprio sopra la sorgente, fu costruita la Cappella.
Da S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca 2020





Un itinerario devozionale
La salita al Monte Zerbion, partendo da Barmasc, è anche meta di veri e propri pellegrinaggi che si svolgono lungo un itinerario speciale, devozionale e artistico al tempo stesso, un percorso simbolico di raccoglimento e di accostamento al divino che conduce sulla vetta, locus simbolico per eccellenza, dove si uniscono cielo e terra. Il sentiero è affiancato da bassorilievi raffiguranti le dodici stazioni della Via Crucis e i Misteri del Rosario, realizzati per il Giubileo dell’anno 2000 su iniziativa della Parrocchia di Châtillon e commissionati in seguito a un voto per grazia ricevuta da Celestino Noussan (1940-2019), originario della Valtournenche, commerciante di prodotti agricoli e uomo di grande fede, molto devoto alla Vergine. I disegni preparatori dell’intero percorso scultoreo sono di Gabriel Girardi, mentre gli artisti che hanno inciso le grandi lose spesse circa 8 cm e pesanti 300 chili l’una sono Marcello Salvetta (bassorilievi da Barmasc al Colle Portolaz, 1995), Jane Vanderpoel (Misteri del Rosario, dal Colle Portolaz alla vetta dello Zerbion, 1999) e Umberto Sangallo (rilievo di Gesù nel Getsemani a Barmasc, 2004). La vetta dello Zerbion è sormontata da una colossale candida statua in bronzo della Madonna benedicente che rivolge il suo abbraccio verso la vallata centrale tra i comuni di Châtillon e di Saint-Vincent. L’opera, meglio nota come Madonna dello Zerbion o Madonna delle Alpi e ideata per celebrare il ritorno dei soldati dal fronte della Grande Guerra in ottemperanza all’antico ex voto delle valligiane, fu benedetta nella chiesa di Saint-Vincent il 13 settembre 1929, portata in quota dagli Alpini del maggiore Vincent Gorris e inaugurata il 10 settembre 1932. Alta 5 metri e del peso di 5 quintali, fu suddivisa in cinque pezzi e il suo trasporto richiese ben “81 giornate di uomo, 4 giornate di cavallo, 16 e 1/4 di mulo, per un costo di 1.894 Lire” come recita la stampa dell’epoca. Restaurata nel luglio 1993 su commissione della Comunità Montana Monte Cervino, è raggiunta il 29 luglio di ogni anno dagli abitanti delle località ai piedi del monte per assistere alla messa e rinnovare, nella preghiera, l’antico voto.



Un autentico belvedere
La cima del Monte Zerbion (2.722 m) è una delle mete più conosciute e frequentate della Val d’Ayas e permette una visione grandiosa sul vicino Monte Rosa, sul Cervino, sul Gran Paradiso e sul Monte Bianco. Il percorso è anche noto per la Via Crucis e per l’enorme statua della Madonna ‘Regina Pacis’ collocata sulla vetta. L’escursione non presenta particolari difficoltà se non nel tratto finale che conduce al Colle Portolaz, ripido e lievemente esposto.
Monsignor Giuseppe Obert (1890-1972)
Straordinaria figura di sacerdote e vescovo missionario, da fanciullo trascorreva come pastorello l’estate in un alpeggio a pochi passi dal Santuario della Madonna del Buon Soccorso. Entrato nel Pontificio Istituto Missioni Estere di Milano nel 1912, partì per il Bengala (India) nel 1919. Fu vescovo di Dinajpur (Bangladesh) dal 1948 al 1968. Il suo motto: Virgo potens, erige pauperem – Vergine potente, innalza il povero.





