Ayas

Il Patois

Il patois è una parlata francoprovenzale, lingua neolatina che, con la langue d’oïl, vale a dire il francese, e la langue d’oc, il provenzale o occitano, compone il gruppo linguistico chiamato galloromanzo. La definizione di francoprovenzale risale al fondatore della dialettologia italiana, Graziadio Isaia Ascoli, e si spiega, secondo l’autore, per il fatto che questa lingua possiede alcuni caratteri comuni al francese e altri comuni al provenzale, conservando tuttavia la propria individualità e indipendenza nei confronti della langue d’oïl e della langue d’oc.

Il francoprovenzale può essere considerato un protofrancese o un francese arcaico in una fase molto primitiva. Dopo aver seguito in un primo tempo l’orientamento della lingua d’oïl, se ne è in seguito distaccato (tra la fine dell’epoca merovingia e l’inizio di quella carolingia, VIII secolo) rimanendo conservatore, a differenza delle parlate del nord della Gallia che si sono rapidamente evolute. Non essendo mai coinciso con una entità politica (il suo territorio si estende a cavallo tra Italia, Francia e Svizzera) e non avendo mai conosciuto un momento di unificazione, il francoprovenzale si presenta sotto forma di una miriade di parlate e si trova quindi allo stato dialettale perfetto, cioè esiste soltanto nella grande varietà dei suoi patois.
La sua diffusione sul versante orientale delle Alpi, fenomeno che ha creato un continuum dal punto di vista geolinguistico riunendo le popolazioni al di qua e al di là di una catena montuosa così imponente, prese il via nel 575 quando Gontran, re merovingio di Borgogna e della regione di Orléans, scacciò i Longobardi dalla Provenza e questi, per evitare ulteriori azioni militari, preferirono negoziare riconoscendo l’autorità dei Franchi sulla Valle d’Aosta e sulla Valle di Susa. territori con colli strategicamente molto importanti, così come sulle alte valli del Po e dei suoi affluenti, fino al Col di Tenda. Da questa data la Valle d’Aosta condivise la sorte delle Gallie e Pont-Saint-Martin divenne il limite tra le parlate delle Gallie e quelle dell’Italia del Nord, il grande confine tra il francese e l’italiano.

Il francoprovenzale è oggi una lingua seriamente minacciata che, in regioni limitrofe come la Savoia e il Vallese romando (Svizzera francese), sta rapidamente tramontando, mentre sopravvive egregiamente in Valle d’Aosta (ad eccezione dei tre comuni germanofoni della vallata del Lys, Gressoney-la-Trinité, Gressoney-Saint-Jean e Issime). In tutta la regione la variabilità linguistica è così marcata che esistono più varietà anche all’interno di uno stesso comune.
La parlata di Ayas , territorio che si trova all’estremità orientale dell’area francoprovenzale, è caratterizzata da tratti arcaici da una parte e da interferenze con il piemontese dall’altra, non attribuibili naturalmente a contiguità territoriale ma alle storiche migrazioni stagionali di segantini e sabotier, alla frequentazione di fiere, soprattutto quelle del bestiame, e di mercati settimanali, al commercio itinerante e, in epoche più recenti, all’occupazione presso le industrie del Canavese o della bassa Valle d’Aosta .
In base a quanto stabilito dallo statuto speciale, le lingue ufficiali della Valle d’Aosta sono oggi l’italiano e il francese, che godono di pari dignità, anche se l’uso della prima è decisamente preponderante rispetto a quello della seconda.
Dal 1963 si svolge il Concours scolaire de Patois ‘Abbé Jean-Baptiste Cerlogne’ ideato per salvaguardare la lingua madre del popolo valdostano e stimolare gli alunni e gli insegnanti alla ricerca di documenti in patois appartenenti alla tradizione orale su un tema ogni anno diverso.

Per saperne di più visita il sito del francoprovenzale in Valle d’Aosta https://www.patoisvda.org nel quale sono disponibili anche i dizionari divisi per singolo comune e una ricca bibliografia, oltre al primo volume dell’Atlante dei patois valdostani (Atlas des Patois Valdôtains, 2020).

Bibliografia

S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020