Ayas

Il sacro in Val d’Ayas

Oltre all’antica chiesa di Antagnod, dedicata a San Martino, e alla nuova chiesa di Champoluc, la conca di Ayas è particolarmente ricca di cappelle, cappellette rurali, oratori e immagini devozionali.
Come gli edifici sacri maggiori, anche quelli minori si contraddistinguono per la ricchezza di immagini e testimoniano la capillare funzione di sacralizzazione dello spazio che hanno esercitato nei secoli passati.
Sin dall’alto medioevo i legami tra l’alta valle dell’Evançon e la Chiesa furono molto stretti. Dal 516 al 1728
tale area faceva capo di diritto all’Abbazia di Saint-Maurice d’Agaune nel vicino Vallese, con l’interposizione dal 1263 al 1728 della nobile famiglia degli Challant quali feudatari che esercitavano sul territorio non solo il potere politico ma anche quello religioso, avendo al loro interno ecclesiastici di rango elevato.
La presenza di un forte clero locale, legato in parte all’autorità civile, contribuì poi tra il XVIII e il XIX secolo al fiorire della religiosità ad Ayas e alle più diverse manifestazioni dell’arte sacra, sia ufficiale che in ambito privato.
In particolare, il processo di sviluppo degli edifici di culto ebbe un forte impulso nel XVIII secolo grazie a tre ecclesiastici locali di rilievo, i tre ‘Prévôts’, Joseph Raymond (1688-1749), Jean-Jacques Duc (1705-1762) e Jean-Pierre Dondeynaz (1721-1802) e, nel secolo successivo, grazie all’azione svolta dal parroco François Victor Amé Dandrès, che resse la parrocchia di Ayas dal 1817 al 1866 e che promosse la costruzione di nuovi edifici di culto, nonché il restauro di quelli in rovina.
Il soggetto prevalente delle tematiche iconografiche sacre è la Vergine Maria, a indicazione della maggiore richiesta di protezione e intercessione da parte delle popolazioni. Maria è rappresentata sotto diversi titoli di cui i più frequenti sono quelli della Vergine Nera d’Oropa e dell’Immacolata Concezione.
Tematica molto ricorrente è la Sacra Famiglia, particolarmente sviluppata nella seconda metà dell’Ottocento dal pittore Franz Curta. Non manca infine la rappresentazione della morte di Cristo, che si collega ad altri segni minori del sacro, presenti sul territorio, quali i Calvari, scolpiti sulle porte delle abitazioni, e le Croci, poste lungo i sentieri e sulle vette dei monti. Le rappresentazioni del Cristo, sotto il titolo del Buon Pastore, o di altri santi ‘alpini’, quali San Martino, San Grato, San Bernardo, di santi ‘potenti’ contro il maligno, quali San Michele e San Giovanni Battista, e di altri santi ‘taumaturghi’, quali Sant’Antonio Abate, Sant’Antonio da Padova e San Rocco, costituiscono gran parte del Pantheon di protettori e di intercessori che la devozione popolare richiedeva un tempo agli anonimi autori di immagini sacre.

Le immagini sacre nel tessuto urbano
Le immagini votive e devozionali che frequentemente si trovano ancora oggi in ambiti non sacri (edifici privati) svolgevano non solo una funzione di simbolica protezione, ma erano probabilmente anche finalizzate sia a contenere le contaminazioni riformiste che dal vicino Vallese (nell’odierna Svizzera) si diffondevano nell’alta valle dell’Evançon sia a mantenere saldi i legami tra la Chiesa ufficiale e una comunità di fondo valle, quale quella di Ayas.

Bibliografia
L.Capra, G.Saglio, Immagini di devozione popolare nel territorio di Ayas. Pitture murali su abitazioni, cappelle e oratori, dal XVI al XX secolo in un Comune della Valle d’Aosta, “Quaderni di cultura alpina”, Priuli & Verlucca editori, Aosta, 1993

Il campanile della chiesa di San Martino di Tours, ad Antagnod, domina su Ayas
Mappa di distribuzione delle immagini devozionali in Ayas (da L.Capra, G.Saglio, Immagini di devozione popolare nel territorio di Ayas. Pitture murali su abitazioni, cappelle e oratori, dal XVI al XX secolo in un Comune della Valle d’Aosta, “Quaderni di cultura alpina”, Priuli & Verlucca editori, Aosta, 1993)