Champoluc

Il turismo

Rispetto a Courmayeur, a Gressoney-Saint-Jean e al Breuil, che sin dalla metà dell’Ottocento godevano rilevanza turistica e alpinistica a livello europeo, Ayas tardò a decollare.

Fu solo con la costruzione della strada carrozzabile, iniziata nel 1887 e ultimata nel 1924, che Ayas uscì dal suo isolamento montano.

Per raggiungerla occorreva, nel 1888, noleggiare una cavalcatura all’Albergo Italia, a Verrès, o presso l’albergatore di Brusson prenotandola con anticipo. In tutta la Val d’Ayas vi erano solo due alberghi: il Lion d’Or a Brusson, “raccomandabile per un buon servizio, provvisto di guide, portatori e cavalcature per escursioni”, e l’Hôtel des Cimes Blanches a Les Fiéry, un “buon albergo dalla foggia svizzera, tenuto dal signor Fausson, presso il quale l’alpinista sa di trovare confortevole ristoro”.

Lungo la vecchia mulattiera occorrevano tre ore e mezza per raggiungere Brusson, sei ore e un quarto per Champoluc, sette ore e tre quarti per l’albergo di Les Fiéry. Nel 1899 la Guida illustrata della Valle di Challant o d’Ayas di Amé Gorret e Giovanni Varale descrive i villaggi di Ayas come caratteristici e pittoreschi, in bellissime posizioni, ma ancora privi di alberghi e cantine dove trovare ospitalità.

Inizialmente frequentata da escursionisti di passaggio impegnati nelle traversate da un colle all’altro, divenne ben presto tra le più fiorenti stazioni alpine per il soggiorno estivo. Tra i primi villeggianti illustri si ricordano Giuseppe Giacosa, Guido Gozzano, Edmondo de Amicis.

Il primo albergo di Champoluc, il Breithorn, fu aperto nel 1905; il Lyskam di Antagnod nel 1907. Sorsero anche le prime ville di celebri personaggi e di importanti famiglie dell’imprenditoria: Sem Benelli, Storace, Dogliotti, Vitelli, Cravetto, Pinna Pintor, Ferrino, Natta, Vitelli.

Dopo che, negli anni venti del secolo scorso, furono organizzate le prime competizioni per gli sciatori del posto, con gli anni trenta prese il via la costruzione di un gran numero di alberghi. Era ormai manifesta la grande potenzialità della Val d’Ayas anche per il soggiorno e lo sport invernale.

Oltre a Brusson e a Champoluc, divennero luoghi di vacanza molto frequentati Challand-Saint-Anselme (nella bassa valle), Périasc, Antagnod, Le Frachey, Saint-Jacques-des-Allemands, Les Fiéry.

Nel pittoresco e festoso bacino di Champoluc il viaggiatore poteva ormai trovare stazione postale, telegrafo, telefono pubblico, rifornimento di benzina, servizio di parrucchiere, farmacia, pronto soccorso, negozi vari e la Casa delle Guide. L’offerta di posti letto era molto elevata. Così recitava la guida di Mario Aldovrandi (La valle di Champoluc) nel 1931: “Hôtel Breithorn (foto 1) (100 letti), appena fuori della frazione, verso St. Jacques, varie dipendenze, trattamento di prim’ordine, garage, tennis, vaste sale da pranzo e di lettura e per trattenimenti, vista splendida; Hôtel Castore, dopo la chiesa (100 letti), dipendenza, aperto tutto l’anno, trattamento di prim’ordine, dehors, garage, tennis, vasta sala da pranzo, sale di lettura, servizio automobilisti privato ad uso dell’albergo (raccomandabile); Albergo Moderno, prima di entrare a Champoluc (50 letti), trattamento familiare, vista splendida, garage; Albergo Ristorante Testa Grigia, modesto, trattamento di famiglia; dehors, garage; Pensione Favre, prima del ponte, pensione, cucina casalinga, garage; Caffè Bar Miramonti, vicino al ponte, ritrovo elegante, grande dehors, orchestra.”

Ad Antagnod attendevano il turista l’Hôtel Lyskamm e l’Hôtel Monte Rosa; a Lignod il Miravalle “nuovissimo”; a Le Frachey l’Albergo Monte Cervino (foto 2) o ‘Lo Servìn’, come ancora oggi è chiamato; a Saint-Jacques l’Alpi Rosa, con 50 camere, “nuovissimo, raccomandabile”, il Grand Tournalin e la Pensione Facciabella; a Les Fiéry il Bellavista, con 50 camere, “dipendenza, vasta sala da pranzo, comodità moderne, raccomandabile”. Per affittare appartamenti era sufficiente rivolgersi al parroco.

La crescente presenza di turisti nella stagione estiva e in quella invernale indusse il sorgere di un’offerta di servizi turistici che si affiancò inizialmente alla preesistente economia agropastorale che progressivamente stava venendo meno; questa nuova offerta legata al turismo fornì occupazione e reddito ad un sistema economico, un tempo chiuso, sino a diventarne, direttamente e indirettamente, una delle principali e più dinamiche componenti.

 

Bibliografia

AA.VV., La terra degli Challant. Genti e Paesi della Comunità Montana dell’Evançon, a cura di S.Favre e D.Vicquéry, Comunità Montana Evançon, Musumeci Editore, Aosta, 1998