Antagnod

La miniera

A nord del villaggio di Antagnod, a 2.300 metri di quota, dove a occhio nudo si vede una colorazione rossastra del terreno dovuta a detriti e a materiali di risulta, vi era una miniera di rame sfruttata per tutto il XVIII secolo. Il luogo e i pascoli circostanti non a caso si chiamano in patois lo Mont-Rôs (il Monte Rosso) mentre ‘La Miniera’ è il nome dato alle piste da sci e agli impianti di risalita della zona.

A nord del villaggio di Antagnod, a 2.300 metri di quota, dove a occhio nudo si vede una colorazione rossastra del terreno dovuta a detriti e a materiali di risulta, vi era una miniera di rame sfruttata per tutto il XVIII secolo. Il luogo e i pascoli circostanti non a caso si chiamano in patois lo Mont-Rôs (il Monte Rosso) mentre ‘La Miniera’ è il nome dato alle piste da sci e agli impianti di risalita della zona.

La miniera di rame si trovava nei territori degli Challant che diedero la prima concessione per la ricerca di minerali in Val d’Ayas nel 1725. Questo filone fu scoperto nel 1731 da un certo Bellot, proveniente dalla Savoia. Dopo anni di notevole rendimento la miniera fu definitivamente abbandonata a fine Settecento.

Nel periodo di prosperità del giacimento, il materiale veniva probabilmente selezionato sul posto e trasportato a dorso di mulo in una località che ancora oggi si chiama Fabréque (Fabbriche), dove si trovavano i forni per la fusione del rame e dove si rinvengono tuttora scorie di lavorazione. Tra gli ultimi ad aver lavorato nella miniera sono i fratelli Visendaz che possedevano cinque muli destinati al trasporto a valle della materia prima.

Anche la tradizione orale è una preziosa fonte di informazioni in aggiunta ai dati storici. Si tramanda infatti che nell’alpeggio chiamato lo Brujâl, dal verbo brujà (bruciare), venisse direttamente fuso il rame.

Oggetti fabbricati con il rame locale, quali paioli e secchi, erano ancora diffusi in Ayas fino agli inizi del Novecento.

 

Bibliografia

S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020