Antagnod

Il Mulino

Il disegno riproduce lo schema di funzionamento della maggior parte dei piccoli mulini ad acqua a ruota orizzontale dei villaggi valdostani di montagna. Il mulino ha una sola coppia di macine. La macina superiore è mossa da un albero verticale azionato da una ruota orizzontale a pale, il ritrecine, senza ingranaggi.

Il Mulino

I dati forniti dal Catasto d’impianto hanno consentito di effettuare per i mulini, così come per gli altri edifici di trasformazione delle materie prime, un censimento di quelli ancora attivi alla fine del XIX secolo.

Sappiamo che il mulino di Champoluc è stato in funzione fino agli anni 1940-45, mentre l’ultimo ad essere stato utilizzato è quello di Pilaz. Il mulino di Mandrou è stato demolito nel 1968 per la costruzione della strada carrozzabile, così come non esiste più uno dei due mulini che servivano il villaggio di Antagnod. Il mulino di Lignod è invece stato recentemente ristrutturato e viene messo in funzione in occasione di particolari eventi. Nel 2023 si è concluso anche il restauro del mulino di Soussun, costruito nel 1611 (data incisa sull’architrave in legno di larice della porta d’entrata) e rimasto in uso fino al 1859 (date confermate dalle moderne analisi dendrocronologiche).

Spesso queste strutture hanno dato vita a microtoponimi quali lo Molìn e il diminutivo lo Molénet a indicare altrettanti mulini, molti dei quali oggi scomparsi o diroccati.

 

I mulini per la macinazione dei cereali, per lo più segale, coltivati sui terrazzamenti della Val d’Ayas erano inseriti in edifici di piccole dimensioni, con le pareti esterne in muratura o in tavoloni di legno a incastro. Si trovavano vicino ai corsi d’acqua principali, oppure, se questi erano troppo lontani dal villaggio, come a Lignod, vicino ai ru. A volte sul percorso dello stesso ru potevano esserci più mulini a distanza ravvicinata in grado di sfruttare il medesimo flusso d’acqua.

Il mulino era una struttura di uso collettivo al servizio del villaggio e coloro che portavano a macinare i cereali dovevano pagare la mouteura (dal latino molitura=macinazione), il compenso dovuto al mugnaio per il suo servizio.

Oltre ai mulini per i cereali e ai frantoi per la stigliatura degli steli della canapa, vi erano anche mulini a pestelli, folloni per la follatura dei tessuti di lana, del drap in particolare, trattamento che conferiva ai manufatti maggior compattezza e resistenza (come il mulino di Pilaz).

 

Tecnica

Due macine in pietra venivano azionate da piccole turbine orizzontali in legno chiamate ritrecini. L’acqua scendeva da un ripido canale e colpiva le pale o i cucchiai fissati radialmente alla base del perno di rotazione. Il movimento veniva trasmesso in modo diretto alla macina superiore che girava su una macina inferiore frantumando i grani versati tra le due macine da una grande tramoggia di legno.

 

Bibliografia

AA.VV., La terra degli Challant. Genti e Paesi della Comunità Montana dell’Evançon, a cura di S.Favre e D.Vicquéry, Comunità Montana Evançon, Musumeci Editore, Aosta, 1998

S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020

Il disegno riproduce lo schema di funzionamento della maggior parte dei piccoli mulini ad acqua a ruota orizzontale dei villaggi valdostani di montagna. Il mulino ha una sola coppia di macine. La macina superiore è mossa da un albero verticale azionato da una ruota orizzontale a pale, il ritrecine, senza ingranaggi.