Ayas
Le Consorterie
Le consorterie, che affondano le radici nel Medioevo, sono un’istituzione tipica della Valle d’Aosta, anche se in parte simile ad analoghe forme di proprietà collettiva presenti in diverse regioni italiane ed europee, soprattutto nell’arco alpino.
Gli studiosi fanno risalire l’origine delle stesse al primo regno di Borgogna (VI secolo), di cui la Valle d’Aosta faceva parte, e precisamente alla Lex Burgundionum. Per quanto riguarda Ayas la loro origine è documentata dagli atti di infeudazione di terre che i Signori di Challant fecero agli abitanti di uno o più villaggi nel XIII e XIV secolo ed è comunemente individuata nell’esigenza di un utilizzo comune, da parte di gruppi di famiglie o di interi villaggi, dei boschi e dei pascoli alti per la conduzione collettiva di attività silvo-pastorali e, in modo particolare, per il trasferimento delle mandrie nei pascoli in quota.
La parola ‘consorteria’ deriva dal latino cum sors (cum sortes), dove sors indica, oltre a ‘sorte’, anche ‘bene’: bene a destinazione comune. Il termine sors, con il significato appunto di “bene”, compare per la prima volta in uno dei più antichi documenti valdostani, la ‘Charta Augustana’ del 1188.
Le consorterie valdostane fanno parte di quella grande famiglia dei cosiddetti ‘domini collettivi’ nazionali, che assumono nomi diversi nelle varie regioni italiane e che sono caratterizzati da tre elementi:
1.Una comunità (proprietaria del bene) individuata nella collettività locale, in genere gli abitanti di uno o più villaggi.
2.Un bene materiale, ossia la terra di collettivo godimento intesa come ricchezza non solo economica ma anche naturale, estetica, paesaggistica e culturale (ecosistema completo). Può essere un appezzamento di terra a destinazione agro-silvo-pastorale, ma anche un forno, un mulino, una latteria turnaria, un corso d’acqua…
3.Una finalità che è l’uso e l’amministrazione collettiva del bene stesso, fine che va oltre e trascende gli interessi delle singole persone che compongono la comunità. Fine che imprime a sua volta al bene la natura demaniale con conseguente inalienabilità, indivisibilità, inusucapibilità dello stesso e, per i terreni, la perpetua destinazione agro-silvo-pastorale. I beni collettivi sono attualmente disciplinati dalla legge n.168/2017 e vengono definiti come una proprietà ‘inter-generazionale’.
Anche se le consorterie hanno tutte una loro fisionomia particolare, si possono dividere in due grandi categorie: uti universi, le più antiche e più complesse, e uti singoli, le più semplici. Alcune possono essere miste.
Nella prima i consortisti sono proprietari del bene non individualmente, ma in quanto membri della collettività, quindi non possono né alienare né lasciare in eredità la loro quota di proprietà. I requisiti per essere consortista sono in genere la residenza per i boschi o la proprietà di beni privati nel territorio della consorteria per i pascoli; per quanto riguarda l’uso dei pascoli, ne ha titolo chi possiede terreni coltivati a prati, per una quota proporzionata agli animali mantenuti su detti terreni.
Nella seconda i consortisti sono titolari individualmente di una quota di utilità (es. diritto di pascolo) dei beni indivisi e possono disporne liberamente, alienandola o lasciandola in eredità. In questi casi, trattandosi generalmente di pascoli, le quote di partecipazione sono misurate a teste di bestiame che uno ha il diritto di mandare al pascolo: una testa equivale a una bovina, due piedi alla metà, un piede a un quarto un’unghia a un ottavo.
Non possedendo un inquadramento giuridico preciso, le consorterie sono spesso state al centro di discussioni e di liti a volte protrattesi per secoli. Memorabile è la lite tra i villaggi di Antagnod e di Lignod, per il possesso dei boschi di Pracharbon, che durò 5 secoli (1397-1897) e che fu risolta definitivamente con una sentenza arbitrale. Con l’affrancazione dei tributi feudali nel 1786, le consorterie di Ayas si liberarono dalle ingerenze dei Signori di Challant e, pur conservando la loro identità, passarono sotto l’amministrazione del Comune.
Le consorterie valdostane hanno rischiato di essere completamente liquidate a seguito dell’emanazione della Legge 1766 del 1927 la cosiddetta “Legge sugli usi civici”. In alcuni casi si decretò il passaggio dei loro beni ai Comuni e furono soppresse, in altri casi si diede facoltà ai consortisti di effettuare la divisione dei beni consortili. Le consorterie di Ayas tuttavia difesero strenuamente le loro prerogative continuando a gestire i loro beni anche se la rappresentanza giuridica continuò ad essere affidata ai Comuni.
Queste le grandi consorterie di Ayas, per ordine di superficie:
Consorteria di Magneaz-Champoluc-Rovinal di circa 9.200.000 metri quadrati comprensivi degli oltre 3.100.000 mq in località Vasé trasferiti dalla Regione alla stessa nel 2009;
Consorteria di Pilaz-Périasc-Mentenc di circa 6.760.000 mq;
Consorteria di Lignod di circa 6.398.000 mq;
Consorteria di Antagnod di circa 4.400.000 mq (comprensivo del pascolo diviso cosiddetto Arp);
Consorteria di Bisous di circa 1.669.000 mq;
Consorteria di Antagnod-Lignod, che è una consorteria particolare formata dai boschi che vegetano sui territori consortili di Antagnod e di Lignod.
Attualmente con la promulgazione della legge n. 168 del 2017 recante ‘Norme in materia di domini collettivi’ il quadro normativo di riferimento riguardante le proprietà collettive è profondamente cambiato e le consorterie, in quanto domini collettivi, vengono finalmente riconosciute come una ‘proprietà inter-generazionale’ inalienabile, indivisibile, inusucapibile ed a destinazione agro-silvo-pastorale.
La Regione, con la recente legge n. 19 del 1° agosto 2022 che riprende i principi della legge statale 168/2017, ha dato una disciplina organica alle consorterie, stabilendo tra l’altro in forma innovativa che il regime di consorteria “ si applica anche, in quanto compatibile, alle altre forme di dominio collettivo a esse assimilate”, come ad esempio alle antiche scuole di villaggio, ai forni e mulini di interesse generale, alle latterie turnarie ecc.; così come può applicarsi, su base volontaria, ai beni immobili, di natura agro-silvo-pastorale e ambientale, destinati al perseguimento di interessi collettivi. L’istituzione consortile viene quindi, non solo conservata e protetta, ma anche rafforzata e ampliata.
Malgrado le vicissitudini e le controversie che hanno dovuto affrontare, le consorterie costituiscono ancora oggi, oltre a un patrimonio d’inestimabile valore, un retaggio di cultura e di saggezza, di prerogative e di valori irrinunciabili, da custodire e da tramandare alle generazioni future. Rappresentano infine un baluardo contro la speculazione e una garanzia per la tutela e la salvaguardia del paesaggio e dell’ambiente.
Per una panoramica più ampia sulle diverse istituzioni comunitarie, e in particolare sulle consorterie, sui consorzi e su tutto ciò che riguarda i “beni comuni” non solo di Ayas ma anche della Valle d’Aosta, visita il sito www.autonomiebenicomuni.eu
Bibliografia
R.Louvin, Un bene comune tra pubblico e privato. Profili giuridici del fenomeno delle consorterie valdostane, Aosta, 2012
S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020
S.Rollandin, Le consorterie di Ayas ed altri frammenti di storia locale, Association Valdôtaine Archives Sonores, Saint-Christophe, 2021
