Ayas

Il Catasto

Catasto è un termine di origine greca che deriva da κατάστιχον ovvero “riga per riga” e, come si può facilmente intuire dal significato letterale, viene usato per far riferimento a una raccolta o registrazione di beni, mappe, documenti. Il Catasto per eccellenza è una sorta di registro di tutti i beni immobili presenti sul territorio nazionale.

I catasti storici delle aree alpine sono uno strumento fondamentale per la lettura del paesaggio nella sua evoluzione storica e la loro conoscenza è una base importante per la valorizzazione del patrimonio storico-paesaggistico.
Comparando infatti documenti realizzati in periodi diversi, ma rappresentanti lo stesso territorio, è possibile desumere importanti informazioni sui cambiamenti avvenuti nel tempo.

Il Catasto sardo, voluto dai Savoia nell’ambito di un censimento dei fondi del Regno di Sardegna e redatto in Valle d’Aosta tra il 1767 e il 1773 a seguito dell’istituzione, nel 1762, dei Comuni nel senso moderno del termine, occupa un posto di assoluto rilievo tra i documenti antichi di ogni Comune valdostano rivestendo particolare importanza anche per la ricerca storica delle consorterie e della loro entità territoriale. Un lavoro davvero imponente considerato il frazionamento in piccole particelle del territorio comunale e il conseguente elevato numero degli appezzamenti da censire. Tutte le particelle sono individuate in catasto con un numero progressivo, con l’indicazione della superficie, della rendita imponibile ai fini tributari e dei confinanti. Solo per gli appezzamenti di vaste dimensioni, quali le consorterie, vengono indicati i confini orografici. I terreni coltivati sono misurati in toises (1 tesa = 3,50 m²). Il valore delle rendite dei boschi e dei terreni incolti è semplicemente stimato mentre quello degli alpeggi di montagna, utilizzati per il pascolo, è valutato in funzione del numero di vacche che vi salgono in estate. Il Catasto sardo di Ayas, un tempo gestito dal Comune e affidato al segretario comunale che aveva il ruolo di gardiateur du cadastre, è conservato in buono stato presso l’archivio comunale.

Nonostante l’assenza delle mappe, in Valle d’Aosta, la numerazione delle parcelle del Catasto sardo fu utilizzata per le variazioni di proprietà fino al 1904, data di entrata in vigore del Catasto d’impianto voluto dallo Stato italiano (Legge Messedaglia, 1 marzo 1886 n. 3682). Le mappe di quest’ultimo sono ancora oggi la base fondiaria di tutti gli atti notarili, in quanto, per la prima volta, è stato rappresentato il particellare completo del territorio della Valle d’Aosta.
Il Catasto d’impianto è stato fondamentale anche per il censimento dell’architettura rurale operato dalla Regione Valle d’Aosta e per la ricostruzione del paesaggio agrario (anni novanta del Novecento).

Catasto d’impianto, Comune di Ayas in 74 fogli, quadro d’unione, scala 1:20.000

L’introduzione del sistema metrico si deve invece al Catasto napoleonico, avviato in due tempi durante il breve periodo di dominio francese in Italia (nel 1806 per masse di coltura in scala 1:5.000 per circa venti Comuni e, tra il 1811 e il 1813, in scala 1:2.500 per i Comuni a nord di Aosta), ma mai portato a termine. Un lavoro lacunoso (la Val d’Ayas non è stata censita), che non fu mai utilizzato fiscalmente, ma che rimane come documento di archivio eccezionale.

 

Bibliografia

C.Remacle, N.Bétemps, Cadastres et territoires. Catasti e territori. Programma di iniziativa comunitaria Interreg. III A 2000-2006, ALCOTRA – Italia-Francia

S.Favre, Ayas. Antropologia di un territorio. Luoghi, leggende, storie, fatti, Priuli & Verlucca editori, 2020

S.Rollandin, Le consorterie di Ayas ed altri frammenti di storia locale, Association Valdôtaine Archives Sonores, Saint-Christophe, 2021