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1.880 metri

Barmasc Barmâhc

Pieit Piéit 1.880 m

Les Goïls Li Goi 1.856 m

Il pianoro aperto e soleggiato di Barmasc (Barmâhc in patois), ricco di prati e di boschi ai piedi del Monte Zerbion e del Colle Portolaz, si trovava un tempo su un asse di comunicazione di primaria importanza tra le valli svizzere, il Biellese e la Valsesia, sfruttato fin dalla preistoria quando il clima era più favorevole.

Il toponimo Barmasc, composto dalla radice barma, che deriva dalla voce celtica balma (grotta) e dal suffisso ligure preceltico –asco (frequente nei nomi di località vicine a corsi d’acqua), fa riferimento alle caratteristiche del luogo stesso, con una sorgente e grandi massi erratici con sottostanti ripari naturali. Il luogo fu frequentato da tempi assai remoti e probabile segnavia di un antico itinerario in alta quota è l’enigmatico masso coppellato (con incavi emisferici incisi) in una radura verso il Colle Portolaz.

Il corso del medioevale Ru Cortot, canale artificiale che riforniva d’acqua la collina di Saint Vincent, segna il paesaggio, affiancato da un sentiero percorribile da tutti.

In questa zona alcuni gruppi di case, un tempo destinate ad alpeggio, si stanno trasformando in abitati permanenti ora raggiunti da strade asfaltate e dotati dei servizi essenziali (Pieit, Les Goïls).

Anche a Barmasc, che non è documentato storicamente come villaggio, le case sono isolate le une dalle altre. Alcune risalgono alla fine del secolo scorso, mentre quelle più antiche recano incisa la possibile data di costruzione (‘millesimi’) sulle incorniciature delle finestre protette da inferriate (1780, 1840, 1853).

Una sorgente naturale che ha dato vita a un antico culto delle acque, il santuario venerato della Madonna del Buon Soccorso, il ricordo di imponenti processioni e la visita il 15 luglio 1990 di Sua Santità Papa Giovanni Paolo II, alla cui memoria è dedicata una grande croce in legno, fanno di Barmasc anche un vero e proprio luogo dello spirito.

Mappa di Barmasc

Santuario della Madonna del Buon Soccorso

Il Santuario della Madonna del Buon Soccorso a Barmasc si erge in un contesto ricco di storia e simbologia, riflettendo una stratificazione culturale che va ben oltre il semplice luogo di culto. La struttura attuale, risalente al 1744, sorge su una cappella più antica, forse del XV secolo, dedicata a Santa Maria Maddalena, la quale, con i suoi lunghi capelli rossi sciolti, evoca figure precristiane legate alla fertilità della terra e all’acqua, elementi sacri nella tradizione celtica. Nel 1839, grazie all’intervento del parroco François Victor Amé Dandrès, la devozione mariana si consolidò ufficialmente con il titolo di Notre Dame du Bon Secours. Di particolare rilievo è la sorgente alla base dell’edificio, ritenuta miracolosa e di antica venerazione, che ha alimentato non solo la spiritualità locale ma anche le esigenze pratiche della comunità, irrigando i prati e azionando mulini. Il rituale dell’immersione triplice della Croce processionale nell’acqua richiama simbolismi battesimali e pasquali, mentre il bastone intagliato, con tacche di 4,4 cm corrispondenti all’onta locale, testimonia l’intima connessione tra fede e misura tradizionale. All’interno, l’altare con baldacchino del 1938-39 ospita una tela raffigurante la Madonna col Bambino, affiancata da San Grato e San Giocondo, patroni della pioggia. La statua della Madonna incoronata che allatta, in cartone e gesso, risale al XVI secolo e segue una tipologia tedesca, mentre gli sportelli dipinti mostrano santi simbolici con forti valenze iconografiche. La leggenda del mendicante e del quadro impossibile da spostare, che determinò la costruzione della cappella proprio sulla sorgente, conferisce al santuario un’aura di sacralità e mistero, radicata profondamente nella cultura e nella storia della Val d’Ayas.

Ru Cortot

Il Ru Cortot è un capolavoro di ingegneria idraulica che affonda le sue radici nella prima metà del Quattrocento, quando un gruppo di agricoltori della Val d’Ayas, ottenuta la concessione dal potente Ibleto di Challant, costruì un canale di circa 25 km per irrigare le aride terre del colle di Saint-Vincent. L’opera nasce a oltre 2.000 metri di quota, nell’alpeggio Le Cortot, da cui l’acqua proveniente dalle innevate Cime Bianche viene sapientemente convogliata attraverso un percorso a mezza costa, spesso innevato fino a giugno, garantendo così un flusso costante. Questo canale rappresenta un esempio eccezionale di come l’uomo abbia saputo adattarsi e valorizzare un territorio montano complesso, utilizzando soluzioni ingegnose come gallerie scavate nella roccia e passerelle in legno per superare baratri e dislivelli. La sua funzione era essenziale per lo sviluppo dell’agricoltura e dell’allevamento bovino, rispondendo alla crescente domanda di foraggio nel XV secolo. La gestione del Ru, regolamentata fin dal 1433 dal conte Francesco di Challant, prevedeva un sistema di manutenzione collettiva e un rigido controllo sull’uso delle acque, con figure dedicate come i revàn, i guardiani del canale. Oggi, il Ru Cortot conserva intatta la sua suggestiva traccia nel territorio di Ayas, lungo un tratto di 9 km a cielo aperto, mantenendo vivo un patrimonio storico e paesaggistico di quasi sei secoli. Sebbene la funzione irrigua sia ora svolta da condotte interrate, la sopravvivenza del canale originale è il frutto di una coraggiosa azione di tutela locale degli anni Settanta che ha salvaguardato questo straordinario esempio di ingegneria tradizionale e di armonia tra uomo e natura alpina.

Barmasc e i segni della devozione

Barmasc rappresenta un crocevia di fede e tradizione montana, testimoniata dalla Casa di Monsignor Giuseppe Obert (1890–1972), una figura missionaria di rilievo nel XX secolo. Cresciuto tra queste valli come pastore, Obert intraprese una lunga missione nel Bengala, divenendo vescovo di Dinajpur dal 1948 al 1968. Il suo motto, “Virgo potens, erige pauperem”, incarna l’umiltà e la forza spirituale che animarono la sua vita. Da questo borgo si snoda la Via Crucis del Monte Zerbion, un percorso devozionale e artistico inaugurato per il Giubileo del 2000. Lungo il sentiero, bassorilievi in pietra illustrano le dodici stazioni della Via Crucis e i Misteri del Rosario, realizzati su disegni di Gabriel Girardi e scolpiti da vari artisti. La camminata conduce alla vetta del Zerbion, dove domina la Madonna delle Alpi, una statua in bronzo alta 5 metri eretta nel 1932 come ex voto per il ritorno dei soldati dalla Prima guerra mondiale. Questa imponente figura simbolizza l’incontro tra cielo e terra, unendo la sacralità del luogo alla memoria storica. Ogni 29 luglio, la comunità rinnova questo legame spirituale con un pellegrinaggio e la messa in vetta. A completare il quadro devozionale di Barmasc, la Croce dedicata a Papa Giovanni Paolo II, eretta nel 1990, testimonia l’intensa spiritualità che permea queste montagne, rendendo questo luogo custode di memorie e fede profonda.