1.879 metri
France Frantse
Les Fusines Li Fejeune – 1.700 m
Blanchard Biantchart – 1.724 m
Rovinal Rovénal – 1.709 m
Praz-Sec Pra-Sec – 1.700 m
Les Péyoz Li Péyo – 1.725 m
Les Droles Li Drole – 1.757 m
Bernosin Bernozìn – 1.750 m
Il villaggio di France (Frantse in patois), è un piccolissimo insieme di antichi rascard ora parzialmente restaurati, con un’edicola sacra (Oratorio di Maria Addolorata) e una fontana abbeveratoio.
Secondo la tradizione, anticamente l’abitato si trovava più a valle, ai margini della foresta, e si chiamava ‘Villaggio del Rascard’, ma in seguito, a causa dei lupi che facevano razzia di animali domestici, venne ricostruito più in alto, in aperta campagna, dove si trova tuttora.
Circondato da boschi e pascoli, era dotato di un mulino e di un forno.
Qui si può ammirare uno dei più bei rascard della Val d’Ayas, un’enorme casa a funzioni concentrate con locali di abitazione e stalle per due famiglie risalente al 1721 e trasformata nel 2011 in albergo e ristorante. Sulla trave di colmo, insieme alla data di costruzione (1721), sono incisi il trigramma IHS (Gesù, Iesus Hominum Salvator) e le iniziali del committente IBB (Jean-Baptiste Burgay). L’edificio, comprendente stalle, abitazioni, depositi e granai, fu verosimilmente adattato per due famiglie nel 1801.
La parte sopraelevata in legno di larice (il rascard vero e proprio), protesa per un’ottimale ventilazione del raccolto e difesa dall’accesso dei roditori per mezzo di diciotto pilastrini a fungo, ha la particolarità di avere due livelli, con due aie di trebbiatura (ére) sovrapposte, circondate da quattro identici depositi per covoni a pianta quadrata (tchambèrai) e da balconi esterni in gran parte chiusi da pareti in tavole. Nel sottostante corpo in muratura di pietra trovavano posto, al piano inferiore, le stalle (ehtoui) e le cantine (crote) e, a quello superiore, i locali di abitazione con le due cucine (majón) e le camere riscaldate di soggiorno e di riposo per la notte (péyo).
Leggermente in disparte rispetto alla casa è il vecchio forno, con apertura triangolare e tetto con orditura in legno e rivestimento in lose. Sulla trave di colmo è incisa la data 1782.
Poco distante è l’antica umile dimora della residente ‘storica’ di France, la signora Dina Chasseur, protagonista e ultima testimone solitaria della dura vita di alta montagna, che fino al 2008 vi abitò stabilmente tutto l’anno coltivando la segale in due piccoli appezzamenti di terreno verso il Crest.
Mappa di France
Rascard detto anche 'Casa di Dina Chasseur'
Il tempo sembra essersi fermato davanti a questo rascard che riporta la data 1856 sull’architrave in legno della porta d’ingresso, ma la cui struttura sembra risalire al XVI secolo. Qui abitava Dina Chasseur (13.03.1926 – 20.03.2010), l”anima’ di France, molto nota, oltre che a livello locale, anche dagli escursionisti e da chi si avvicinava alla montagna in modo non superficiale, addentrandosi nella conoscenza del territorio valdostano e delle sue genti. Dina, o ‘la Dina’ secondo la consuetudine milanese di mettere l’articolo davanti al nome, rimaneva a France anche durante l’inverno, unica abitante del villaggio, senza la necessità delle comodità del mondo moderno, con i suoi animali, i suoi attrezzi e quello che le serviva per una vita semplice in armonia con se stessa e la montagna che la circondava. Il sentiero, soprattutto nella bella stagione, era per lei la ‘voce del mondo’ che portava le notizie dalla valle. Seduta fuori casa con il suo foulard colorato e il suo sorriso era sempre pronta a due chiacchiere bonarie e a offrire un sorso di grappa e qualche erba officinale che teneva appesa a seccare al sole, mentre sulla tavola non mancavano mai cibarie, arnesi e oggetti di qualsiasi tipo.

Rascard
Lo storico rascard, che ospita oggi l’Albergo Frantze dopo un sapiente lavoro di recupero e di ristrutturazione, segue il modello architettonico ricorrente nei secoli XVII-XVIII. Sulla trave di colmo, insieme alla data di costruzione (1721), sono incisi il trigramma IHS (Gesù) e le iniziali del committente IBB (Jean-Baptiste Burgay). L’edificio, comprendente stalle, abitazioni, depositi e granai, fu verosimilmente adattato per due famiglie nel 1801. La parte sopraelevata in legno di larice (il rascard vero e proprio), protesa per un’ottimale ventilazione del raccolto e difesa dall’accesso dei roditori per mezzo di diciotto pilastrini a fungo, ha la particolarità di avere due livelli, con due aie di trebbiatura (ére) sovrapposte, circondate da quattro identici depositi per covoni a pianta quadrata (tchambèrai) e da balconi esterni in gran parte chiusi da pareti in tavole. Nel sottostante corpo in muratura di pietra trovavano posto, al piano inferiore, le stalle (ehtoui) e le cantine (crote) e, a quello superiore, i locali di abitazione con le due cucine (majón) e le camere riscaldate di soggiorno e di riposo per la notte (péyo). Nel corso del XVIII secolo l’impiego del legno in architettura è ancora largamente diffuso nel territorio di Ayas grazie alla consistenza del patrimonio forestale, nonostante il largo uso di questo materiale già dai secoli precedenti sia per le costruzioni sia per la produzione dei sabot. L’analisi condotta su questo edificio ha rivelato che nel caso di dimensioni così grandi il numero di alberi che lo compongono può superare addirittura le duecento unità. Leggermente in disparte rispetto alla casa è il vecchio forno, con apertura triangolare e tetto con orditura in legno e rivestimento in lose. Sulla trave di colmo è incisa la data 1782. da D.Marco, Modelli architettonici e pratiche costruttive fra XV e XIX secolo, in C.Remacle, D.Marco, G.Thumiger, Ayas, Uomini e architettura, 2005 p.101-103

Oratorio di Maria Addolorata
Questa piccola edicola, eretta al centro del villaggio, era un luogo della cristianità destinato alla preghiera e al culto privato dei pochi abitanti di France, testimonianza, pur in un insediamento così ridotto, di un senso religioso molto sentito in tutta la Val d’Ayas per la presenza di un forte clero locale che ha dato impulso, tra il XVIII e il XIX secolo, alle più diverse manifestazioni di arte sacra. La nicchia, protetta da una grata in ferro, è stata affrescata nel 1874.
La Vergine, al centro dell’oratorio, è trafitta da sette spade e tiene le mani al petto in atto di dolore. Ai suoi piedi sono i simboli della passione di Cristo, la corona di spine e i chiodi. Sullo sfondo alberi segati, allusione ai legni della Croce. Sull’arco esterno sono riportati l’invocazione e il nome del committente O MARIE REFUGE DE PECHEUR BURGAY GEAN FONDATEUR 1874 San Giovanni Battista, sul lato sinistro, veste la pelle di cammello e regge l’esile croce. ai suoi piedi, l’agnello. Sotto l’immagine, iscrizione: St-JEAN BAT e in basso a destra: VUILLERM, forse l’autore. San Bernardo da Mentone, sul lato destro, è una rara immagine del Santo, nonostante la notevole devozione di cui gode in Valle d’Aosta, oltre che in Piemonte e nelle zone alpine della Francia e della Svizzera. San Bernardo, patrono dei montanari e degli alpinisti, è raffigurato secondo la classica iconografia tramandata dall’opera agiografica di Riccardo di Valdisère della fine del XV secolo: indossa la cappa canonicale e tiene il diavolo incatenato ai suoi piedi, dopo aver liberato numerosi valichi alpini da Giove e dai demoni. Sotto l’immagine, iscrizione: St BERNARD







