2.066 metri
Résy Réze
Les Fusines Li Fejeune – 1.700 m
Blanchard Biantchart – 1.724 m
Rovinal Rovénal – 1.709 m
Praz-Sec Pra-Sec – 1.700 m
Les Péyoz Li Péyo – 1.725 m
Les Droles Li Drole – 1.757 m
Bernosin Bernozìn – 1.750 m
Il villaggio di Résy (Réze in patois), in posizione panoramica all’ingresso del vallone della Bettaforcaz e ai piedi del Palon di Résy, è un nucleo di poche case in pietra e legno databili tra il XVI e il XIX secolo, in parte restaurate e recuperate sia come case private sia come rifugio alpino per escursionisti.
Un tempo era uno dei più alti insediamenti d’Europa, stabilmente abitato tutto l’anno e provvisto di un forno e di due mulini.
La sua posizione, all’incrocio di vari sentieri che si intersecano secondo le due direttrici nord-sud ed est-ovest, si trova sulla rotta commerciale più frequentata e comoda che collegava Ayas a Gressoney fino al territorio di Alagna e al Ducato di Milano. Documenti del XVII secolo testimoniano il passaggio di bestiame da nord e di tessuti lombardi da sud. I traffici, animati dai Walser già insediati nella conca di Saint-Jacques-des-Allemands alla metà del XIII secolo, rimasero fiorenti fino all’arrivo della piccola glaciazione nel Seicento che ostacolò le diverse vie di transito.
Il Rifugio Ferraro, inaugurato nel 1932, è ricavato in una casa in pietra e legno che riporta incisi sull’architrave all’ingresso la data di costruzione (1560) e il ‘numero 4’, marchio di origine germanica presente nel Vallese, noto in Ayas con pochi esempi e diffuso nelle comunità walser di Gressoney e della Valsesia.
Un affresco raffigura la popolare leggenda dell’eremita di Résy, una sorta di asceta che, secondo la tradizione, abitava in una grotta, la Borna dè l’Ermétto, lungo il vecchio sentiero che da Saint-Jacques porta all’Alpe Ciarcerio (Alpage de Charchérioz o, in patois, Tcharchério).
Casa a funzioni concentrate
Il piano terreno di questo grande edificio era interamente occupato dalle stalle mentre al primo piano era la cucina e al piano superiore si trovavano le camere da letto. Si narra che in questa casa, abitata stabilmente fino agli anni cinquanta del Novecento, siano vissute sei generazioni sfidando le stagioni e superando le annate di scarsi raccolti.
La leggenda dell’eremita di Résy
Quando Résy era ancora solo un bosco ci viveva un eremita che traeva il suo sostentamento da un piccolo gregge. Dato che la chiesa di Antagnod distava tre ore di cammino, egli, pur essendo molto religioso, vi si recava raramente. Una volta il parroco, in prossimità delle feste pasquali, lo mandò a chiamare per la confessione e la comunione. L’eremita rispose all’invito e affrontò i disagi di un lungo e faticoso cammino. Entrato in sacrestia, mentre il parroco lo rimproverava per la sua assenza dalle funzioni, egli si tolse il mantello, lo piegò e lo pose sul raggio di sole che entrava dalla finestra. A quella vista, il parroco fu preso da stupore e congedò il buon uomo prima ancora di confessarlo, nella consapevolezza che non avesse bisogno della sua assoluzione.





