1.635 metri
Saint-Jacques-des-Allemands Sén Djaco
Les Fusines Li Fejeune 1.700 m
Blanchard Biantchart 1.724 m
Rovinal Rovénal 1.709 m
Praz-Sec Pra-Sec 1.700 m
Les Péyoz Li Péyo 1.725 m
Les Droles Li Drole 1.757 m
Bernosin Bernozìn 1.750 m
Il toponimo Saint-Jacques-des-Allemands (Sén Djaco in patois) rivela le origini germaniche di questo villaggio d’alta quota che, in posizione strategica insieme alle sue piccole frazioni di poche case dislocate lungo la destra dell’Evançon, fa parte di un territorio colonizzato, a partire dal XII-XIII secolo, da una popolazione dell’alto Vallese, l’Oberwallis (da cui il nome dei suoi abitanti, i Walliser o Walser).
La testata della Val d’Ayas dove si fermarono i Walser portando la loro lingua e la loro cultura è citata nei documenti come Canton des Allemands (Cantone dei Tedeschi), un insieme di insediamenti sparsi sul territorio, di cui Saint-Jacques era una sorta di ‘capitale’. L’integrazione con la popolazione locale di lingua francoprovenzale ha portato, nel XVIII secolo, alla definitiva scomparsa della lingua walser.
La ricchezza di particolari materie prime, come la pietra da calce e la pietra ollare, hanno fatto di questo territorio un vero e proprio polo industriale all’avanguardia. Scarti di lavorazione della pietra ollare sono stati utilizzati nel tempo come distanziatori nei comignoli ma anche inseriti nelle murature di alcuni edifici e nella pavimentazione del sagrato della Cappella di San Giacomo Apostolo. Frequentata da escursionisti impegnati nelle traversate da un colle all’altro, Saint-Jacques divenne, già nella seconda metà dell’Ottocento, ambita tappa di montagna ma anche un luogo dove recuperare le energie e curare il corpo e lo spirito. Vivo è il ricordo dell’incontro che nel 1898 la regina Margherita, proveniente da Gressoney, ebbe con il burbero Abbé Gorret, rettore del villaggio e grande alpinista. Negli anni trenta del Novecento, con il fiorire del turismo della montagna, aprirono celebri alberghi come l’Alpi Rosa, con 50 camere, “nuovissimo, raccomandabile”, il Grand Tournalin e la Pensione Facciabella, mentre nel 1936 la Olivetti di Ivrea fondò la sua prima colonia per i figli dei dipendenti.





Mappa di Saint-Jacques-des-Allemands
Casa del Notaio Joseph Favre
Ha origini antiche questo imponente rascard sul retro della Rettoria, all’inizio del cammino per il Colle della Bettaforcaz, un tempo principale strada di comunicazione tra la Val d’Ayas e quella di Gressoney.
Le iniziali IFN, incise insieme alla data di costruzione (1731) sul lato della trave di colmo, si riferiscono al committente e proprietario, Joseph Favre, notaio, attivo dal 1711 al 1732.
Edificio bifamiliare, comprende un basamento in muratura su tre livelli, decorato nel 1748 con affreschi devozionali che raffigurano la Madonna d’Oropa e i Santi Giuseppe e Michele Arcangelo. Il rascard vero e proprio in legno non è sopraelevato su pilastrini, ma un cordone di lastre sporgenti con il bordo liscio intonacato fa il giro del basamento in pietra per fermare i roditori. I montanti dei ballatoi inferiori sono fissati alle logge di essicazione dei cereali, in aggetto rispetto alla facciata, e sono coronati da dischi di legno, secondo un’usanza piuttosto rara in valle. Le due aie di trebbiatura sono sovrapposte, come nel grande rascard di France del 1721, che forse il notaio ha scelto come modello di riferimento.



Cappella di San Giacomo Apostolo
Ha origini antiche questo imponente rascard sul retro della Rettoria, all’inizio del cammino per il Colle della Bettaforcaz, un tempo principale strada di comunicazione tra la Val d’Ayas e quella di Gressoney.
Le iniziali IFN, incise insieme alla data di costruzione (1731) sul lato della trave di colmo, si riferiscono al committente e proprietario, Joseph Favre, notaio, attivo dal 1711 al 1732.
Edificio bifamiliare, comprende un basamento in muratura su tre livelli, decorato nel 1748 con affreschi devozionali che raffigurano la Madonna d’Oropa e i Santi Giuseppe e Michele Arcangelo. Il rascard vero e proprio in legno non è sopraelevato su pilastrini, ma un cordone di lastre sporgenti con il bordo liscio intonacato fa il giro del basamento in pietra per fermare i roditori. I montanti dei ballatoi inferiori sono fissati alle logge di essicazione dei cereali, in aggetto rispetto alla facciata, e sono coronati da dischi di legno, secondo un’usanza piuttosto rara in valle. Le due aie di trebbiatura sono sovrapposte, come nel grande rascard di France del 1721, che forse il notaio ha scelto come modello di riferimento.
San Giuseppe, sulla sinistra, vestito di azzurro e ammantato di bruno, regge il lungo bastone fiorito che divide idealmente la composizione in senso verticale. In alto, tra le nubi, lo Spirito Santo, sotto forma della mistica colomba, irradia raggi di luce. Sulla destra, l’Arcangelo Michele, capo della schiera celeste, è rappresentato secondo l’iconografia tradizionale mentre regge con la sinistra la spada con la quale sconfiggerà, nel giorno del Giudizio, gli angeli ribelli, e con la destra la bilancia con due anime posate sui piatti, allusione al suo compito di ‘pesatore di anime’.




Casa Favre Joy
Sul muro dei questa casa addossata all’ex Albergo Tournalin, accanto a una finestra sormontata da una grande croce dipinta, è una immagine devozionale ben conservata. La Vergine, rappresentata nella iconografia della Madonna d’Oropa, è collocata al centro, su una nube, vestita di porpora e ammantata di azzurro, mentre tiene il Bambino sul braccio sinistro. Madonna e Bambino sono coronati con la tiara.
Il Bambino ha nella mano sinistra un uccellino bianco simbolo della passione mentre la Vergine ha nella destra un pomo rosso sormontato da una croce. Madre e Figlio portano al collo una collana di perle. Il Battista, ammantato di rosso, regge l’agnello e la croce con il cartiglio ECCE AGNVS DEI. San Giacomo, detto il Maggiore, primo apostolo martire e fratello di San Giovanni Evangelista, indossa la tipica veste del pellegrino e porta il bastone con la zucca essiccata. Sotto alle due figure, le iscrizioni S. IOANNES BAPTISTA …S. IACOBO MAIOR.
Rettoria
Del 1760 (data incisa sotto una trave) è la Rettoria, l’imponente edificio alle spalle della chiesa, con i lunghi ballatoi in legno. Al 1880, data dipinta sotto la trave di colmo insieme alle iniziali C.R., sembra risalire invece la decorazione a trompe l’oeil della facciata in stile neoclassico, probabilmente eseguita durante il rettorato dell’abate Jean-Baptiste Cerlogne (1879-1883).
Qui dimorava il rettore, il sacerdote che garantiva la sua presenza nel villaggio per celebrare la messa nella Cappella tutte le domeniche e i giorni festivi, per visitare i malati, per amministrare i sacramenti e anche per insegnare ai bambini a leggere e a scrivere. Dal 1768 la Rettoria ospitò anche la scuola. La maggior parte dei rettori che si sono succeduti dal 1879 al 1986 ha apportato migliorie sia alla Cappella che alla Rettoria stessa, oggi non più in uso. Una targa ricorda la permanenza ventennale dell’abate Gorret, detto anche l’eremita di Saint-Jacques, sacerdote, studioso e anche grande alpinista, coinvolto nella prima ascensione sul versante italiano del Monte Cervino il 17 luglio 1865.
Forno
La bocca del forno, triangolare, si apre in un piccolo edificio con copertura a spiovente in lose addossato a un grande masso erratico annerito dai fumi di combustione. Sulla parete alla destra della bocca è disegnata la data 1872. Di proprietà del villaggio e ancora in uso nel 1946, cuoceva fino a 70 kg di pane per infornata.
Grotta della Madonna di Lourdes
La grotta fu eretta nel 1914 dall’abate Jean-Baptiste Lemonnier, originario dalla Francia, che, rimasto a Saint-Jacques-des-Allemands come rettore della Cappella dal 1905 al 1925, introdusse e diffuse presso gli abitanti della vallata il culto della Madonna di Lourdes. Una lapide commemorativa ne ricorda e celebra l’operato.
I rettori di Saint Jacques
Jean-Baptiste Cerlogne (dal 1879 al 1883)
Pastorello, spazzacamino, soldato e cuoco prima di divenire sacerdote, fu molto conosciuto e stimato in Valle d’Aosta per le sue numerose opere letterarie e come poeta in patois. A lui si deve il primo Dictionnaire du patois valdôtain e ancora oggi porta il suo nome il concorso che si svolge nelle scuole per salvaguardare la lingua madre del popolo valdostano (‘Concours Cerlogne’). Come rettore ristrutturò la stalla della Rettoria per farne la scuola del villaggio.
Amé Gorret (dal 1884 al 1905)
Autore, durante la lunga permanenza nella Rettoria di Saint-Jacques, di una preziosa autobiografia, della Guida illustrata della Valle di Challant o d’Ayas e di lettere e articoli in cui si firmava l’Orso della montagna o l’Eremita di Saint-Jacques, l’abbé Gorret ebbe una vita avventurosa, dedita non solo allo studio e al sacerdozio, ma anche al nascente alpinismo. Nato a Valtournenche nel 1836 da una famiglia di guide alpine e di preti, fu mandato a studiare in collegio ad Aosta, dove fu ordinato sacerdote nel 1861. Inviato come vicario a Champorcher, conobbe Vittorio Emanuele II, re d’Italia da pochi mesi, di ritorno da una vacanza di caccia e ne divenne grande amico, nonostante le opposizioni della Chiesa al nascente Stato unitario, al quale Gorret non perdonò nemmeno l’abrogazione del francese come lingua ufficiale della Valle d’Aosta. Lasciata Champorcher iniziò una vita errante di parrocchia in parrocchia, terminata nel 1884 con la permanenza ventennale, una sorta di esilio, a Saint-Jacques.
Il suo nome è anche legato alla prima ascensione al Cervino dalla parte italiana, il 16 luglio 1865, due giorni dopo la conquista della vetta dalla via svizzera da parte dell’inglese Whymper. Gorret non arrivò in cima, ma permise ai suoi compagni di cordata guidati, dal valdostano Carrel, di raggiungere la vetta calandoli dall’unico passaggio possibile. Egli vide nello studio del territorio e nel turismo un’occasione di progresso materiale e morale per la popolazione della Valle d’Aosta, fermamente convinto del potere fortificante della montagna.
Jean-Baptiste Lemonnier (dal 1905 al 1925)
Introdusse e diffuse presso gli abitanti della vallata il culto della Madonna di Lourdes facendo costruire nel 1914 una riproduzione della grotta di Notre-Dame de Lourdes all’ingresso del villaggio. Nella Rettoria ricavò un locale (la Petite Chapelle) dove celebrare la messa nei freddi mesi invernali. Nel 1906, con il sostegno della popolazione e del vescovo di Aosta J. Auguste Duc, ottenne da Roma l’autorizzazione a conservare il Santissimo Sacramento nella Cappella di Saint-Jacques.
Jean-Baptiste Favre (dal 1925 al 1928)
Rettore e insegnante, uomo dal carattere forte e ospitale oltre che predicatore brillante iniziò il suo servizio sacerdotale a Valtournenche nel 1903 prima di trasferirsi in Val d’Ayas. Si fermò a Saint-Jacques solo tre anni e morì in esilio dalla sua valle per sfuggire alla persecuzione del regime fascista.
Don Michele Do (dal 1945 al 1986)
Ultimo sacerdote a ricevere l’incarico della Rettoria di Saint-Jacques, piemontese di origine (a differenza degli altri rettori, valdostani o francesi), chiese di trasferirsi nel piccolo villaggio per meditare e diffondere il messaggio evangelico alla comunità locale con cui si integrò pienamente.
Figura forte e originalissima di uomo e di credente, al tempo stesso schivo e lontano da ogni forma di apparenza pubblica, fu pastore appassionato e animatore di incontri con alcune delle figure più significative del cristianesimo pensante del secondo Novecento. A Saint-Jacques e un po’ più in alto, nella frazione Blanchard a Casa Favre (un tempo piccolo hotel), don Michele accoglieva le persone che salivano per parlare con lui e per ascoltarlo o per partecipare alla messa in totale raccoglimento. Sempre a Casa Favre si ritirò durante la sua vecchiaia e fondò la “Piccola fraternità di Casa Favre” una ‘pensione-fraternità, luogo di amicizia e spiritualità aperta’.
A don Michele Do si deve la chiesa all’aperto, inaugurata nella festa dell’Assunta nel 1967, a pochi passi dalla piazza centrale del villaggio: in una radura, file di panche si dispongono a raggiera intorno a un altare formato dall’unione di tre grandi mole da macina provenienti dal vecchio mulino di Pilaz. Una statua in legno di Maria e due piccole campane sospese e protette da un abete contribuiscono alla sacralità del luogo