1.635 metri
Champlan Tchampiàn
Les Fusines Li Fejeune – 1.700 m
Blanchard Biantchart – 1.724 m
Rovinal Rovénal – 1.709 m
Praz-Sec Pra-Sec – 1.700 m
Les Péyoz Li Péyo – 1.725 m
Les Droles Li Drole – 1.757 m
Bernosin Bernozìn – 1.750 m
Questo villaggio dal nome parlante, Champlan (campo piano, Tchampiàn in patois), sorge su terrazzamenti che si affacciano a strapiombo sul versante destro orografico dell’Evançon, di fronte a Champoluc, godendo di un bel panorama.
Si estende per lo più arroccato ai lati di un vicolo molto stretto, Rue des Rascards, riparato dalle facciate e dalle balconate di antichi rascard, ora in gran parte ristrutturati, che poggiano le fondamenta sulla roccia stessa. Un masso coppellato (con ‘coppelle’, incavi emisferici di misteriosa interpretazione) all’ingresso di un rascard sembra testimoniare la frequentazione del sito fino dall’età preistorica.
La pietra e il legno, le date incise sulle travi (‘millesimi’), le iniziali dei proprietari, le diverse caratteristiche costruttive e funzionali degli edifici, costruiti tra il XVI e il XIX secolo, raccontano la storia di un centro sicuramente esistente già nel Cinquecento che divenne poi quasi completamente autonomo e densamente abitato.
Possedeva un forno comunitario, ancora ben conservato, mentre per gli altri servizi faceva capo a Champoluc.
Fuori dal centro storico, a Tchampiàn-Damón (Champlan di Sopra), oltre la Strada Regionale, è l’antico edificio ‘lo Mìete dou Réi’ (la Casa del Re), detto anche ‘Baita dell’Orso’, decorato da stemmi nobiliari e da un affresco che raffigura la lotta tra un uomo e un orso in ricordo dell’uccisione di un orso in località Barrére. Secondo la tradizione nella baita avrebbe abitato Matteo Brunod, detto ‘lo Réi’ (il Re) per la sua forza erculea, divenuto celebre in tutta la valle per aver ucciso a mani nude un orso nel 1782 e per averne affisso le zampe come trofeo sulla porta di un rascard poco distante. Una di queste si trova ora da diversi anni inchiodata al balcone della storica Casa Challant di Antagnod, mentre dell’altra si sono perse le tracce.
Mappa di Champlan
Rascard Lo Quer
Costruito nel 1552, come testimonia la data incisa sulla sua porta, il Rascard Lo Quer rappresenta un’eccellenza dell’architettura rurale valdostana, perfetta espressione delle esigenze economiche e climatiche dell’alta montagna di Ayas. Questa struttura in legno, utilizzando tronchi finemente assemblati a mezzo legno, sorge sopra un basamento murario di uno o due piani, spesso destinato a stalla o abitazione. La scelta di innalzare l’edificio su pilastrini è funzionale a impedire l’accesso ai roditori e a favorire una ventilazione ottimale, indispensabile per la conservazione e la maturazione dei cereali in un clima montano dove i temporali estivi rendono rischiosa la trebbiatura all’aperto. La pianta rettangolare del rascard, posta a mezzacosta per sfruttare la pendenza naturale, si sviluppa lungo il corridoio centrale chiamato l’èra, spazio dedicato alla trebbiatura. Da qui si accede ai tchambèrai, depositi rialzati per i covoni, con soglie alte a protezione della dispersione del raccolto. Sul lato a valle si trovano le tchambrette, piccoli granai sospesi a sbalzo, protetti da feritoie per l’aerazione e serrature in ferro battuto, che conservavano le riserve alimentari e gli oggetti più preziosi della famiglia. Così, il rascard incarna un sistema agropastorale antico di cinque secoli, capace di coniugare funzionalità e protezione in un ambiente ostile, preservando con cura il raccolto e la vita rurale di questa regione alpina.
